DAL CODICE DI BUONA PRATICA DI ALLEVAMENTO IN ACQUACOLTURA AL REGOLAMENTO EMAS

L’A.P.I. in prima linea per l’ambiente e la qualità delle produzioni ittiche nazionali

 

L’Associazione Piscicoltori Italiani ha presentato nelle scorse settimane a Roma i primi risultati del progetto pilota di applicazione delle procedure EMAS alla piscicoltura, realizzato in collaborazione con l’Istituto Centrale per la Ricerca Scientifica e Tecnologica Applicata al Mare, ICRAM.

Il Regolamento EMAS mira a responsabilizzare gli operatori che lo applicano, sollecitandone un comportamento volontario, trasparente e responsabile, finalizzato ad un miglior rapporto “attività produttiva – ambiente”.

L’API, impegnata nella valorizzazione e nella qualificazione delle produzioni ittiche di allevamento nazionali, ha già elaborato il “Codice di Buona Pratica di Allevamento in Acquacoltura”, per garantire gli adeguati standard di qualità al pesce allevato, grazie a metodologie di produzione responsabile ed ecocompatibile, adottate dagli associati e dagli allevatori del comparto. Recentemente ha realizzato, mettendole a disposizioni dei piscicoltori, le “Linee guida e specifiche tecniche per la certificazione di prodotto di trote, spigole e orate di acquacoltura”, il cui fine è quello di certificare il prodotto di acquacoltura per fornire al consumatore elementi chiari e concreti con i quali scegliere e acquistare i prodotti di allevamento italiano, mentre per quanto riguarda l’alimentazione dei prodotti d’acquacoltura ha definito con le aziende mangimistiche associate, un “Protocollo d’intesa per un’alimentazione trasparente garantita dei pesci d’acquacoltura”.

Il Regolamento EMAS (Eco-Management and Audit Scheme) – Reg. CE/761/2001 – deriva da un nuovo concetto di politica ambientale che, superando la logica del Command and Control (legiferare e controllare) affida un ruolo importante all’azione di prevenzione, trasparente e responsabile di tutti gli operatori. Sostanzialmente lo schema prevede che le aziende che intendono aderire ad EMAS forniscano informazioni su: attività svolte, relativi impatti ambientali, misure attuate per rispettare le leggi cocenti applicabili, programmi di miglioramento delle proprie prestazioni ambientali.

Il Regolamento EMAS rappresenta quindi un ulteriore passo verso una maggiore tutela dell’ambiente e rappresenta per le aziende del comparto una chance in più per valorizzare le produzioni di acquacoltura. Dal 2001 alcuni allevatori si sono resi disponibili per verificare la fattibilità di applicazione delle procedure EMAS al settore specifico. A due anni dall’inizio della sperimentazione l’API, con l’ICRAM, ha presentato i primi risultati attraverso l’esperienza degli allevatori e le relazioni dei ricercatori che hanno monitorato e controllato l’applicazione del Regolamento EMAS all’acquacoltura.

L’applicazione del Regolamento EMAS permette di provare che l’attività di acquacoltura ha un impatto sull’ambiente minore di quello che le si vuole attribuire. Con l’adozione delle pratiche EMAS le aziende del comparto hanno la possibilità di certificare alle autorità preposte l’ecocompatibilità delle attività di acquacoltura e il rispetto dell’ambiente acquatico.

Basandosi sui risultati positivi di questa prima iniziativa pilota l’API ha intenzione di avviare una nuova sperimentazione EMAS del prodotto di acquacoltura su più ampia scala, nell’ambito di un progetto SFOP.

Pubblichiamo a pagina 3 un ampio resoconto sulla tavola rotonda “L’applicazione del Regolamento EMAS al comparto dell’acquacoltura” organizzato a Roma a fine luglio.

 

A.T.

 

 

 

SISTEMA DI MONITORAGGIO API

DEI PRODOTTI ITTICI

DI ACQUACOLTURA IN ITALIA

 

MERCATO DEL PESCE - Il mese di luglio 2003, come segnalato nel precedente rapporto, fornisce una prima indicazione di ripresa con un incremento del 6% per il pesce e del 2% per il fiume, rispetto al mese precedente.

Sebbene questi indicatori si riferiscono ad un breve periodo, auspichiamo che possano essere i primi segnali di recupero dei consumi.

Infatti questi incrementi sono dovuti ad un maggior numero di famiglie acquirenti pari al (+ 4.7%) che inoltre hanno intensificato la frequenza d’acquisto del (+ 9%).

Un’altro aspetto da segnalare è il forte aumento degli acquirenti in promozione del (+ 14%) sempre rispetto al mese precedente che riconferma come più volte accennata, la necessità di un costante e continuo stimolo dei consumi da parte dell’offerta.

 

MARE - Il mare è in linea con il comportamento sopra descritto, dovuto soprattutto ad una considerevole spinta del pesce azzurro e del segmento molluschi.

In leggera flessione orata e branzino.

L’incremento degli acquisti si verifica non solo nel canale moderno supermercati e ipermercati, ma anche nella pescheria tradizionale.

 

FIUME - Per il prodotto da fiume segnaliamo che  il leggero incremento è dovuto essenzialmente al salmone ed a una consistente riduzione degli acquisti di trota.

 

 

 

L’APPLICAZIONE DEL REGOLAMENTO EMAS AL COMPARTO DELL’ACQUACOLTURA

Sintesi degli interventi della Tavola rotonda organizzata dall’API  a Roma il 24 luglio u.s. in collaborazione con ICRAM e IREPA

 

Il maggiore contributo alla tavola rotonda è arrivato dagli allevatori direttamente coinvolti nel progetto pilota finanziato dall’ICRAM. Ciò è stato dimostrato dall’entusiasmo con cui responsabili di azienda, Giuseppe Maggio e Maurizio Grispan, hanno descritto il proprio percorso per adeguarsi alla logica di gestione sostenibile ed efficiente secondo il Regolamento EMAS.

Gli allevatori, seppur descrivendo le difficoltà oggettive e soggettive che sono derivate dalla partecipazione al progetto EMAS, hanno concordato sull’opportunità di implementare e ambire alla Registrazione riconosciuta in ambito comunitario, in quanto, con questo sistema di gestione ambientale, è stato possibile accelerare i processi interni di razionalizzazione economica e gestionale di molte attività aziendali.

La Dottoressa Carla Iandoli (ICRAM) ha delineato i passi fondamentali del percorso di registrazione, definendo il ruolo di supporto che l’ICRAM darà agli operatori che sceglieranno volontariamente di aderire allo schema EMAS. Il progetto di applicazione del Reg. CE 761/2001 al settore della piscicoltura – ha ribadito l’esperta dell’ICRAM - ha avuto come obiettivo principale quello di sperimentare l’applicazione di EMAS ad un settore importante della produzione nazionale non ancora sensibilizzato nell’utilizzo di strumenti di autocontrollo ambientale e, come ulteriore obiettivo, quello di supportare tre aziende rappresentative del settore a raggiungere la registrazione EMAS. La scelta dei tre impianti – ha proseguito Carla Iandoli - è il risultato di una ricerca tendente a selezionare, tra gli allevatori ittici più sensibili alle tematiche ambientali, le tipologie di imprese che possono fornire un quadro di riferimento delle realtà e delle diversità, per tipologia di impianto e per specie allevate, della piscicoltura italiana; sono stati pertanto individuati due allevamenti di spigole e orate (uno in mare aperto ed uno in vasche a terra) ed un allevamento di trote in vasche.

Il progetto, realizzato unitamente all’APAT, all’IREPA, alla Sicily Fish Farm ed alla Nuova Azzurro, con la collaborazione dell’Associazione Piscicoltori Italiani, è in fase di ultimazione e si prevede la registrazione EMAS delle aziende entro l’anno.

L’esperienza acquisita nell’ambito del progetto ha fornito elementi utili per elaborare una linea guida destinata agli operatori del settore; il volume contiene le indicazioni principali per l’esecuzione dell’analisi ambientale iniziale, i suggerimenti per l’impostazione del sistema di gestione ambientale e spunti utili per la redazione di una dichiarazione ambientale. La linea guida inoltre fornisce elementi per comprendere appieno i contenuti del Regolamento e facilitarne un’applicazione coerente con la realtà operativa di ciascuna azienda.

Il Regolamento EMAS prevede una serie di adempimenti per le aziende che vogliono parteciparvi ed un riconoscimento, a livello europeo, per coloro che riescono ad ottenere e mantenere la registrazione. EMAS è pertanto frutto di un nuovo concetto di politica ambientale, che affida un ruolo determinante all’azione di prevenzione, sollecitando un comportamento volontario e trasparente di tutti gli operatori.

Sulle prime esperienze europee di applicazione di EMAS al settore industriale, è emerso che i quattro principali benefici ottenuti dalle imprese che vi hanno aderito sono stati: la diminuzione dei costi, il miglioramento dell’immagine, la maggiore motivazione del personale e l’aumento dei clienti e della loro soddisfazione.

A questi benefici, occorre aggiungere che nel contesto nazionale ed europeo, recentemente, sono sorte iniziative atte a premiare le imprese registrate. Tali incentivi, di tipo economico e amministrativo, sono la conseguenza della politica europea esplicitata nell’ambito del nuovo Regolamento EMAS.

La Norvegia è stato il primo paese in Europa che ha applicato i sistemi di eco-gestione all’interno degli impianti ittici; l’Italia, quindi, con l’applicazione di EMAS a tre aziende di piscicoltura, si pone a livello di avanguardia nell’intero contesto dell’acquacoltura comunitaria. Con tale progetto l’ICRAM consolida il proprio ruolo di supporto al settore acquicolo nazionale, impegnandosi a supportare l’API per estendere a tutti gli operatori il know how acquisito nell’ambito di tale ricerca”.

Il gruppo di lavoro costituitosi per la realizzazione del progetto EMAS ha visto coinvolte professionalità diverse, in grado di assicurare risposte puntuali ai diversi problemi che si sono manifestati in corso di esecuzione dell’attività. Detti professionisti hanno lavorato direttamente in azienda e, in modo trasversale, hanno interagito con il personale interno, in modo da razionalizzare e formalizzare le attività tipiche d’impresa, senza stravolgere i normali ritmi di produzione.

In rappresentanza del Gruppo di lavoro impegnato direttamente nei tre impianti, è intervenuta la Dottoressa Maria Cozzolino, che ha descritto il modus operandi seguito per l’implementazione di EMAS, le problematiche affrontate e i risultati conseguiti nel corso dei 36 mesi di attività.

La strutturazione e l’implementazione di un sistema di gestione ambientale - ha esposto l’esperto dell’IREPA Maria Cozzolino, non può essere che espresso da una struttura organizzativa in grado di definire le responsabilità, le prassi, le procedure ed i processi atti a descrivere e ad attuare in modo integrato la politica della qualità, dell’ambiente e della sicurezza. L’integrabilità dei sistemi di gestione è dunque l’espressione dell’obiettivo finale del soddisfacimento dei principi fondamentali definiti, quali l’innovazione, la prevenzione ed il miglioramento continuo. In detta ottica, la programmazione e la prevenzione, già requisiti necessari della qualità, diventano indispensabili per la sicurezza e l’ambiente.

Nelle tre organizzazioni il primo passo è stato quello di definire in modo chiaro ed univoco le responsabilità e i ruoli aziendali/ambientali. La definizione dei ruoli può apparentemente sembrare un aspetto organizzativo e gestionale di facile definizione: in realtà in ciascuna impresa ciò non è stato immediato, in quanto per la prima volta sono stati affrontati in modo formale le caratteristiche e le responsabilità delle figure aziendali che quotidianamente svolgono compiti diversi di cui non sempre sono stati investiti dal vertice aziendale. Con la collaborazione dei responsabili degli impianti il primo importante risultato conseguito è stato quello della creazione ed approvazione dell’organigramma aziendale e della definizione di ciascuna funzione. Ufficializzare ed investire formalmente i soggetti coinvolti ed operanti negli impianti ha rappresentato un vantaggio per le organizzazioni che, in tempi rapidi, sono in grado di risalire e valutare eventuali disfunzioni, ritardi, non conformità, ecc. Contestualmente alla definizione dei ruoli aziendali e dell’individuazione del responsabile ambientale di ciascuna unità produttiva, il Gruppo di lavoro ha sviluppato l’Analisi Ambientale Iniziale in cui si è fotografata la situazione di ciascuna organizzazione, valutando in modo puntuale tutti gli aspetti ambientali connessi direttamente ed indirettamente all’impiego di energia, risorse e materie, in modo da valutare gli aspetti rilevati e creare le correlazioni esistenti tra impatti e attività aziendali.

Lo sforzo per i soggetti delle organizzazioni è stato quello di approcciare ogni macro-attività produttiva (riproduzione, semina, pre-ingrasso, ingrasso, pescata, incassettamento, ecc.) nell’ottica della formalizzazione dei passaggi che scandiscono la corretta ed efficiente realizzazione della stessa. Il Gruppo di lavoro ha affiancato i responsabili delle unità produttive, riportato le attività realizzate in azienda in specifici documenti (procedure o istruzioni), e ha corredato detti documenti con la modulistica specifica che è lo strumento fondamentale per monitorare, rilevare costantemente le performance ambientali dell’organizzazione e ottenere informazioni di feedback sintetiche e rapide.

L’analisi ambientale iniziale ha rappresentato la fase più lunga ed onerosa dell’intera attività di ricerca. In tale fase è stata molto importante la valutazione degli aspetti legislativi di ogni impresa. La conditio sine qua non di EMAS è, infatti, la verifica del corretto e puntuale rispetto da parte dell’azienda di tutta la normativa comunitaria, nazionale, regionale e provinciale vigente. Tale fase è stata affrontata da ogni azienda come l’occasione per sanare eventuali inadempimenti o addirittura l’occasione per “scoprire” in che modo gestire determinati problemi (si pensi al certificato di prevenzione incendi individuando quali attività aziendali possono rappresentare eventuali rischi di incendi: stoccaggio di carburante, di cassette di polistirolo, ecc; oppure allo smaltimento o bonifica di amianto, gestione di rifiuti speciali, gestione e smaltimento dei rifiuti animali, ecc.).

Il corpus documentale prodotto per ciascun sito produttivo, è stato meticolosamente ritagliato sulle reali esigenze organizzative e funzionali delle organizzazioni in cui si è intervenuto. In linea con la raccomandazione della Commissione europea, si è prestata molta attenzione alla produzione parsimoniosa di documenti, al fine di non creare un sistema di gestione ambientale ridondante e poco friendly. In accordo con le esigenze dei vertici aziendali, il Gruppo di lavoro ha puntato molto sulla formazione di tutto il personale interno alle organizzazioni, in modo da diffondere la mentalità del corretto e razionale impiego di risorse ed energia e soprattutto per coinvolgere direttamente gli operatori nel sistema ambientale adottato.

Non si sono incontrate difficoltà nella fase di stesura della dichiarazione ambientale, che rappresenta il documento di forte valenza comunicativa esterna, in cui, appunto, viene inserito tutto ciò che l’azienda realizza per operare nel pieno rispetto della normativa e dell’ambiente in cui è immersa.

In ogni dichiarazione ambientale è stato inserito il prospetto degli impegni che ciascuna organizzazione ha assunto nel medio/lungo periodo per migliorare le proprie performance ambientali. Il prospetto degli obiettivi e programmi ambientali manifesta un importante impegno per i vertici aziendali che hanno dichiarato l’importo finanziario che, in modo previsionale, stanziano annualmente per la tutela ambientale (opere di bonifica di coperture in eternit, manutenzione delle vasche, monitoraggio algale, analisi aggiuntive nei punti di scarico delle acque, scelta delle migliori tecnologie disponibili, formazione continua del personale, partecipazione a campagne di informazione/sensibilizzazione per studenti, ecc.).

Ciò che si ritiene, in generale, di suggerire è di avvicinarsi all’adozione di c con la consapevolezza che ciò non implica un onere aggiuntivo alla normale gestione delle attività, ma può essere un’ottima occasione per rendere efficiente e razionale tutto ciò che di fatto in azienda già viene posto in essere, magari senza particolari standardizzazioni e/o formalizzazioni. Ciò che il Gruppo di lavoro si impegna ad offrire è la disponibilità e l’affiancamento a tutte le organizzazioni che vogliano volontariamente puntare su EMAS per valorizzare le attività aziendali e aggiungere valore ai beni ed ai servizi offerti.

Nell’ambito della Tavola Rotonda Grispan ha evidenziato che “l’adozione del sistema di gestione ambientale e la Registrazione EMAS non implicano costi aggiuntivi per l’azienda, né prassi e/o procedure particolarmente gravose per l’ordinaria gestione delle attività”. A dimostrazione di ciò si è fatto richiamo ad alcune problematiche vive per il settore che, nel corso dell’implementazione del SISTEMA DI GESTIONE AMBIENTALE, sono state risolte; si pensi al problema dello smaltimento dei rifiuti regolati dal D.lgs. 22/97- Decreto Ronchi - e dei rifiuti animali regolati dal D.lgs. 508/92, con le implicazioni che ne discendono per l’individuazione degli smaltitori autorizzati e i relativi costi; o agli aspetti legati alla gestione degli scarichi, ai limiti di legge e ai parametri bio-chimici significativi in relazione alle aree di insediamento produttivo, o alle difficoltà connesse alla bonifica di coperture in amianto; queste sono solo alcune delle problematiche che i responsabili d’azienda sono chiamati, spesso in regime di emergenza, a gestire”.

Abbiamo avuto la possibilità - ha aggiunto Grispan - di utilizzare la registrazione EMAS come la prima vera occasione per rendere noto a tutti gli interlocutori economici che gli allevatori operano in un regime legislativo molto stringente, dove spesso lo stesso aspetto è regolato da diverse norme, a volte non propriamente coerenti le une alle altre, che implicano monitoraggi, controlli e verifiche da parte di differenti enti pubblici e privati, con conseguenti duplicazioni di documenti ed attività e implicazioni dirette nei costi generali. Il rispetto di tutta la legislazione è il requisito fondamentale che è richiesto per ottenere la registrazione secondo il Reg. EMAS. Con il sistema di gestione ambientale si crea un unico registro in cui compare l’intera normativa comunitaria, nazionale e regionale che ciascuna organizzazione è tenuta a rispettare; la verifica del rispetto dell’intero corpus normativo ha comportato vantaggi immediati per la nostra azienda, che, nel caso di Civitavecchia,  ha riscontrato, da subito, la semplificazione degli iter burocratici che si innescano nelle fasi di rinnovo delle autorizzazioni, di rispetto e riduzione delle prescrizioni legali derivanti dalle concessioni, ecc.

Un ulteriore beneficio, a fronte del nostro impegno a lavorare secondo regole scritte, è rappresentato dal calo degli sprechi di materia ed energia, ma anche dalla razionalizzazione dell’intero modus operandi all’interno delle unità produttive grazie alla previsione, programmazione e formalizzazione delle attività, delle procedure, delle prassi e dei comportamenti economico-produttivi. Ciò ha rappresentato per noi la possibilità di lavorare in un regime di prevenzione delle inefficienze, piuttosto che in circostanze di emergenza, più onerose da sanare e sicuramente più dirompenti in quanto ad effetti negativi, diretti ed indiretti, in ambito sociale e commerciale.

Nella discussione non si è trascurato l’importante aspetto rappresentato dalla componente lavorativa e sindacale all’interno delle aziende: ai lavoratori interni è stato riconosciuto il ruolo di vero braccio operativo che garantisce il corretto funzionamento del sistema di gestione ambientale. Gli allevatori presenti e direttamente coinvolti nella registrazione EMAS, Maurizio Grispan e Giuseppe Maggio, hanno dichiarato che “non si sono verificati conflitti sindacali, anzi, l’adozione di EMAS, ha incontrato il consenso degli occupati, che sono stati direttamente coinvolti, formati ed informati sul proprio ruolo all’interno delle organizzazioni di appartenenza, condividendo e riconoscendosi negli obiettivi che ogni vertice aziendale ha dichiarato di voler conseguire nel medio - lungo periodo, grazie al contributo diretto di ciascuno di essi”.

In generale EMAS è lo strumento che, pur implicando uno sforzo iniziale da parte degli operatori, in termini di formalizzazione delle attività e dei ruoli, garantisce, in tempi piuttosto brevi, rientri e benefici in termini di immagine, di ottimizzazione delle comunicazioni interne e esterne, riduzione e razionalizzazione dei costi generali, previsione di spese e investimenti per l’adozione di pratiche ambientali di miglioramento continuo delle proprie performance, il tutto senza stravolgere né l’ordinarietà delle attività gestionali, né le interazioni funzionali, ma semplicemente rendendo noto quanto già normalmente avviene all’interno degli allevamenti.

La Sicily Fish Farm – ha rilevato Giuseppe Maggio - è stata la prima in cui è avvenuto il processo di implementazione di EMAS. Nelle fasi in cui abbiamo iniziato l’attività di collaborazione con il Gruppo di lavoro EMAS in azienda si stava ultimando il processo di certificazione del sistema qualità ISO 9002. La sovrapposizione di due attività in cui l’organizzazione si impegnava a formalizzare i propri impegni in ambito di qualità di prodotto e di processo sono stati onerosi in termini di risorse umane coinvolte. A posteriori si può ritenere che la difficoltà di mantenimento in parallelo dei due sistemi (qualità e ambientale) è da ascriversi alla realizzazione degli stessi in modo non interrelato. “Mi sento di suggerire ai colleghi che sceglieranno di adottare sistemi di certificazione di prodotto e/o di registrazione ambientale - ha fatto presente Giuseppe Maggio - di creare un unico sistema integrato e di richiedere l’affiancamento di esperti del settore acquicolo, in modo da riuscire davvero a creare un sistema gestionale su misura per la peculiarità della nostra attività produttiva. Oggi sono in grado di dire che tutto ciò che serve per qualificare il prodotto nazionale deve essere accolto da noi produttori come leva strategica su cui puntare per aggiungere valore a quanto realizziamo, ma, al tempo stesso, ogni norma, ISO 9000:Vision 2000, ISO 14001, EMAS, deve essere interpretata direttamente da noi allevatori e dobbiamo essere noi responsabili delle aziende a modellare, con l’aiuto degli esperti di certificazione, le procedure e i documenti, in modo da non ritrovarci, a posteriori, con cumuli di carta che sono impeccabili da un punto di vista formale, ma possono rischiare di ingabbiare le nostre attività da un punto di vista sostanziale. Sicuramente il sistema di gestione ambientale di cui la mia azienda si è dotata ha puntato, appunto, sulla riduzione di documenti scritti, e ha amplificato l’aspetto di formazione, informazione e addestramento del personale amministrativo e operativo. Ciò è servito per migliorare le relazione tra il vertice e i dipendenti e per creare un sistema che tenesse realmente conto dei suggerimenti di chi, poi, direttamente è tenuto a realizzare la corretta prassi ambientale che abbiamo dichiarato di adottare nella nostra politica per la qualità e l’ambiente”.

 

Dottoressa Carla Iandoli

ICRAM - Istituto Centrale per la Ricerca Scientifica e Tecnologica Applicata al Mare

 

Dottoressa Maria Cozzolino

IREPA onlus –Istituto Ricerche Economiche per la Pesca e l’Acquacoltura

 

 

 

PIL: I PREOCCUPANTI RISULTATI DEL SETTORE PRIMARIO RICHIEDONO PER CONFAGRICOLTURA UN RAPIDO AVVIO DELLE RIFORME

 

I dati diffusi dall’ISTAT sull’andamento del Prodotto Interno Lordo (PIL) nel secondo semestre 2003 confermano il rischio imminente di stagnazione dell’economia.

Confagricoltura evidenzia come i preoccupanti dati per il settore primario possano essere commentati come frutto del ritardo nell’avvio di indispensabili riforme a supporto dell’impresa.

Fisco, previdenza, infrastrutture, sicurezza, ricerca ed innovazione. Sono questi i grandi temi da affrontare con coraggio, in un’ottica di rilancio di un modello di sviluppo complessivo dell’agricoltura italiana.

La globalizzazione dei mercati impone come prioritaria, coerentemente con l’interesse del Paese, l’esigenza di assicurare dinamicità al sistema agroalimentare, in una logica di valorizzazione del prodotto nazionale che ha come presupposto la riduzione degli oneri gravanti sulle imprese.

Confagricoltura richiama come prioritari quattro obiettivi: il consolidamento del mercato interno; il recupero di quote di penetrazione all’estero e in particolare nei nuovi mercati; l’avvio di un’azione di riequilibrio della bilancia commerciale agricola; la difesa del reddito dei produttori.

Per conseguire questi risultati - secondo l’Organizzazione professionale agricola - occorre entrare in una stringente politica di programmazione e di attenta finalizzazione delle risorse disponibili.

I primi dati sull’andamento PIL settore primario, evidenziano una preoccupante e consistente flessione produttiva (-2,7 per cento), da attribuire ai negativi eventi climatici (gelate primaverili e inizio del periodo di siccità). Confagricoltura teme ulteriori negativi indicatori in presenza di un calo significativo della produzione a fronte di un incremento dei costi per l’energia e l’irrigazione.

Di fronte ad una diffusa debolezza dell’economia sono del tutto insufficienti  gli interventi congiunturali già impostati, mentre mancano segnali rassicuranti in ordine ad interventi strutturali.

La legge finanziaria 2004, con i conseguenti interventi, dovrà, una volta per tutte, privilegiare azioni finalizzate a sostenere gli investimenti delle imprese e a confortare con misure incisive la ripresa produttiva.

Il disegno di legge finanziaria per il 2004 costituirà, in maniera inequivocabile, l’indicatore degli intendimenti del governo.

 

 

 

aqua flow

European Network for the Dissemination of Aquaculture RTD Information (Q5CA-2000-30105) and previously FAIR-3837.

EU ref.: None (
PO)
Aquaflow ref.: TL2002-034

 

Parole chiave: Pesci, Larve e stadi giovanili, Riproduzione

 


PROBLEMI RELATIVI ALL’ALLEVAMENTO DEL PESCE PERSICO, PERCA FLUVIATILIS

 

Il crescente interesse per la biologia e la gestione delle popolazioni di pesce persico (Perca fluviatilis) ha reso necessario il miglioramento dei metodi d’allevamento esistenti e lo sviluppo di nuovi metodi di produzione. Il primo passo nell’allevamento intensivo è la riproduzione controllata in condizioni artificiali. E’ estremamente importante ottenere gameti maturi di buona qualità in acquacoltura e per scopi specifici quali l’ingegneria genetica e la conservazione di gameti congelati.

L’accumulo di grandi quantità di larve della migliore qualità ed il loro allevamento in condizioni ottimali e controllate permette un aumento significativo del tasso di crescita rispetto alla crescita in condizioni naturali. E’ possibile ottenere pesci a misura di mercato (130-150 g) dopo un anno di allevamento, ma l’alto tasso di mortalità rimane un problema, specialmente nei primi stadi dell’allevamento. Le dimensioni ridotte delle larve appena schiuse, la loro fragilità e la dipendenza dal cibo vivo vengono solitamente citati come fattori limitanti nelle colture. Sebbene le larve di pesce persico ingeriscano cibo secco fin dall’inizio del loro nutrimento esogeno, la somministrazione di solo cibo secco in questo stadio risulta completamente inefficace. La sopravvivenza ed il tasso di crescita sono molto bassi rispetto ai risultati ottenuti somministrando cibo vivo o con una dieta mista. La tecnologia biologica dell’allevamento del pesce persico è stata migliorata notevolmente negli ultimi anni, ma alcuni aspetti come il primo appastamento, l’insufflazione della vescica natatoria ed il controllo del cannibalismo richiedono ulteriori studi.

La fase successiva della ricerca si concentrerà pertanto sull’ottimizzazione delle temperature di allevamento, delle densità di individui e delle razioni di cibo al fine di determinare i parametri migliori per la tecnologia d’allevamento.

 

Coordinatore di ricerca:

Dr Andrzej Szczerbowski
Inland Fisheries Institute
Oczapowskiego, 10 10-719 Olsztyn - Polonia
Tel.: 0048 89 5240171 - 0048 89 5241047
Fax: 0048 89 524 05 05
E-mail: aszczer@infish.com.pl

 

Rappresentanti Aquaflow:

Ambito nazionale:

Marco Saroglia

E-mail: marco.saroglia@uninsubria.it

Ambito internazionale:

Alistair Lane

E-mail: aquaflow@aquaculture.cc

 

 

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