LINEE GUIDA PER LA CERTIFICAZIONE DI PRODOTTO DI TROTE, SPIGOLE E ORATE DI ACQUACOLTURA

A disposizione dei piscicoltori italiani per far conoscere e garantire al consumatore la qualità delle nostre produzioni

 

L’Api, come ampiamente riportato sul precedente numero del nostro notiziario, ha presentato nelle scorse settimane alla stampa, agli operatori del settore e al mondo politico-economico, a Roma nella prestigiosa cornice di Palazzo della Valle sede di Confagricoltura, le “Linee guide e specifiche tecniche per la certificazione di prodotto di trote, spigole e orate di acquacoltura”.

Questa iniziativa va inquadrata nelle numerose ed articolate attività associative che l’Api ha intrapreso negli ultimi tempi per valorizzare e qualificare le produzioni ittiche di allevamento nazionali. L’obiettivo è quello di rispondere alle richieste di un consumatore sempre più informato ed esigente, che si aspetta un prodotto buono, garantito, sicuro sotto il profilo alimentare.

L’iniziativa di elaborare le “Linee guida e specifiche tecniche per la certificazione di prodotto di trote, spigole e orate di acquacoltura”, realizzate in collaborazione con Certiquality, Istituto di Certificazione della Qualità è stata proceduta, da un lato dall’adozione del “Codice di buona pratica di allevamento in acquacoltura” documento che, recependo le indicazioni del “Codice di condotta per la pesca responsabile – FAO”, ha tracciato un percorso di produzione responsabile ed ecocompatibile adottato dagli operatori del nostro comparto. Dall’altro l’Api, proseguendo nello spirito di collaborazione con le aziende mangimistiche associate, ha definito nei mesi scorsi con le stesse il “Protocollo d’intesa per un’alimentazione trasparente e garantita dei pesci d’acquacoltura italiana” allo scopo di garantire: la provenienza e la composizione degli alimenti somministrati ai pesci di acquacoltura italiani, l’origine delle materie prime e la trasparenza dei processi produttivi, un prodotto di acquacoltura sicuro e di qualità.

L’obiettivo principale delle linee guida per la certificazione di prodotto è quello di fornire al consumatore elementi chiari e concreti con i quali scegliere e di conseguenza acquistare i prodotti di acquacoltura italiana. La certificazione di prodotto riguarda le modalità di produzione e la qualità del prodotto ottenuto, compresa la rintracciabilità della filiera produttiva. Contrariamente alla certificazione del sistema qualità (normativa ISO 9000:2000), che certifica le modalità di processo organizzativo e gestionale, la certificazione di prodotto garantisce che il prodotto certificato è conforme a specifici requisiti e parametri. Il prodotto certificato, accompagnato da un marchio di conformità attestante che quanto riportato in etichetta, è stato verificato e controllato da un organo esterno, accreditato per la certificazione, rende così il prodotto di acquacoltura italiano un elemento strategico dell’economia agro-alimentare del Paese.

L’API ha reso disponibili a tutti gli associati le “Linee guida di certificazione di prodotto di acquacoltura” affinché possano sottoporre a certificazione volontaria trote, spigole e orate che allevano. L’esigenza di certificare le nostre produzioni di acquacoltura nasce da un’indagine dell’API che ha verificato le nuove tendenze del consumatore, sempre più attento alla sicurezza alimentare del prodotto che acquista. Individuate le richieste del mercato, sono state così elaborate le Linee Guida, vero e proprio strumento di lavoro indispensabile per la definizione delle Specifiche Tecniche. Queste, stabiliscono le modalità di allevamento e le specie ammesse alla certificazione, definendo in maniera particolareggiata una serie di parametri e requisiti, compresi quelli organolettici e nutrizionali.

Questi ultimi aspetti, sono stati definiti in collaborazione con l’Unità Qualità Alimentare dei Prodotti Ittici, dell’Istituto Nazionale della Ricerca Alimenti e Nutrizione (INRAN).

Le Linee Guida devono quindi rispondere alle esigenze del consumatore, essere oggettivamente misurabili, quantificabili e più restrittive delle normali pratiche di allevamento. Devono inoltre consentire all’allevatore di adeguarsi ai parametri stabiliti, sia da un punto di vista tecnico che produttivo.

Le Specifiche Tecniche Standard di prodotto API, riguardano i seguenti parametri comuni alle due certificazioni, quella per trote, e quella per spigole ed orate:

fase di allevamento

Ø     alimentazione

Ø     igiene e salubrità

Ø     rintracciabilità

presentazione del pesce sul mercato

Ø     caratteristiche morfologiche

Ø     freschezza

Ø     assenza di odori e sapori anomali

Ø     caratteristiche nutrizionali ed organolettiche

Ø     sicurezza alimentare

Ø     informazioni per i consumatori.

Grazie alla certificazione di prodotto, cioè “attestazione di conformità”, il pesce di acquacoltura italiano, risponde a requisiti di qualità e sicurezza alimentare.

Le “Linee guida e specifiche tecniche per la certificazione di prodotto di trote, spigole e orate di acquacoltura”, possono essere richieste agli uffici Api.

 

Antonio Trincanato

 

 

 

ASSEMBLEA GENERALE API 2003

 

L'Assemblea Generale 2003 è convocata per sabato 21 giugno alle ore 06.00 in prima convocazione e alle ore 9.00 di sabato 21 giugno in seconda convocazione, presso l’hotel Holiday Inn Verona (ex Motel AGIP), in Via Unità d'Italia, 346 (Uscita Autostrada "Serenissima" - Verona Est) per discutere e deliberare sul seguente o.d.g.:

 

1.      Relazione del Presidente;

2.      Lettura e deliberazione bilancio consuntivo 2002;

3.      Lettura e deliberazione bilancio preventivo 2003 e determinazione contributi associativi;

4.      Nomina del Collegio degli Scrutatori;

5.      Rinnovo cariche sociali 2003/2006;

6.      Varie ed eventuali.

 

Si ricorda che, secondo il vigente statuto possono partecipare ai lavori assembleari i soci in regola con il pagamento delle quote sociali.

 

L’Hotel Holiday Inn è raggiungibile, per chi proviene dall’autostrada “Serenissima”, uscita Verona Est, seguendo le indicazioni per Verona; dopo aver superato il centro commerciale antistante il casello autostradale, ed il successivo cavalcavia, al semaforo si gira a sinistra in direzione Verona e, dopo 100 metri, l’Hotel è visibile sulla sinistra, dietro il distributore Agip.

 

 

 

SISTEMA DI MONITORAGGIO API

DEI PRODOTTI ITTICI

DI ACQUACOLTURA IN ITALIA

 

LA PISCICOLTURA ITALIANA

Dati riferiti anno 2002

 

ALLEVAMENTI: circa 1.000 in intensivo

 

ADDETTI AL “SISTEMA ACQUACOLTURA”:

compreso l'indotto:    15.000

 

AREE DI PRODUZIONE:

NORD:                70%

CENTRO:           20%

SUD:                   10%

 

P.L.V. > 255 milioni di euro

 

SPECIE ALLEVATE:

 

·        BRANZINO/SPIGOLA    

                                                                     Ton.   9.000  - 90% AZIENDE ASSOCIATE API

·        SARAGHI                           

                                                                     Ton.      400  - 90% AZIENDE ASSOCIATE API

·        ORATA                               

                                                                     Ton.   8.000  - 90% AZIENDE ASSOCIATE API

·        ICTALURIDI  (Pesce Gatto Europeo - Americano)

                                                                     Ton.      600  - 60% AZIENDE ASSOCIATE API

·        CIPRINIDI  (Carpa, Tinca, ecc...)

                                                                     Ton.      650  - 70% AZIENDE ASSOCIATE API

·        ANGUILLA (Anguilla)

                                                                     Ton.   1.800  - 80% AZIENDE ASSOCIATE API

·        SALMONIDI (Trota Iridea, Fario, Salmerino)

     

                                                                     Ton. 41.500  - 95% AZIENDE ASSOCIATE API

·        ACIPENSERIDI (Storione)

                                                                  Ton.      750  - 90% AZIENDE ASSOCIATE API

·        ALTRI (Ombrina, Cefalo, Persico Spigola, Luccio, etc...)

                                                                  Ton.   2.200

 

API 2003

 

 

 

RAPIDO AUMENTO DELL’ACQUACOLTURA

Lo dice il rapporto della FAO, “La situazione mondiale della pesca e dell’acquacoltura - 2002” che analizza le tendenze della produzione di acquacoltura sulla base dei più recenti dati disponibili a livello internazionale

 

Secondo il rapporto della FAO “La situazione mondiale della pesca e dell’acquacoltura - 2002” (SOFIA), l’acquacoltura cresce più rapidamente di ogni altro settore produttivo di alimentazione a base animale; il suo contributo alla fornitura mondiale di pesce, crostacei e molluschi è aumentato dal 3,9 per cento della produzione in termini di peso del 1970 al 27,3 per cento del 2000. E nel 2001 è ancora aumentato fino al 29 per cento. Il rapporto, che sottolinea come l’aumento della produzione mondiale di pesce resti sostenuto dall’acquacoltura, è stato presentato alla 25ª sessione del COFI, Comitato per la Pesca della FAO, tenutosi a Roma nelle scorse settimane, che ha esaminato la situazione mondiale della pesca. Il COFI è l’unico foro tecnico mondiale che discute i problemi internazionali della pesca. Secondo il rapporto, “la produzione da acquacoltura, comprese le piante acquatiche, ha raggiunto 45,7 milioni di tonnellate di peso e 56,5 miliardi di dollari di valore nel 2000.La Cina rimane di gran lunga il maggior produttore con il 71 per cento del volume totale ed il 49,8 per cento del valore totale”. La produzione mondiale dell’acquacoltura per il 2001 ha mostrato un ulteriore incremento a 48,2 milioni di tonnellate per un valore di 60,9 miliardi di dollari. Nel mondo l’acquacoltura è aumentata ad un tasso composto medio del 9,2 per cento all’anno dal 1970, a paragone del solo 1,4 per cento della pesca di cattura e 2,8 per cento dei sistemi di produzione di carne da allevamento. La pesca di cattura, tra produzione marina e di acqua dolce, è diminuita nel 2001 rispetto all’anno precedente da 94,8 a circa 92 milioni di tonnellate. Tuttavia le principali fluttuazioni degli anni recenti sono state dovute alle catture di acciughe peruviane che sono influenzate da eventi ambientali (come El Niño), considerato che la produzione con esclusione delle acciughe è rimasta relativamente stabile dal 1995.Per quanto riguarda la situazione mondiale delle principali riserve di pesce marino, il rapporto avverte che circa la metà di esse non offre ragionevoli attese di ulteriore espansione. “Circa il 47 per cento delle riserve principali o dei gruppi di specie è pienamente sfruttato e pertanto le catture hanno raggiunto, o stanno raggiungendo, i loro limiti massimi sostenibili”. Il rapporto mette anche in guardia contro l’eccesso di pesca di alto mare. Benché sia difficile valutare la situazione nell’alto mare, perché i rapporti alla FAO sulle catture marine non distinguono tra quelle operate nelle zone economiche esclusive e quelle di alto mare, il rapporto rivela che le catture di specie oceaniche, particolarmente di tonno, sono quasi triplicate: dai tre milioni di tonnellate del 1976 a 8,5 milioni nel 2000.

Differenze notevoli nei consumi.

Più di un miliardo di persone nel mondo dipende dal pesce come fonte importante di proteine animali. Tuttavia vi sono sensibili differenze regionali nei consumi. Dei 95,5 milioni di tonnellate di pesce alimentare disponibili per i consumi nel 1999, solo 6,2 milioni di tonnellate (cioè il 6,5 per cento) sono state consumate in Africa. Secondo il rapporto FAO, inoltre, “circa il 56 per cento della popolazione mondiale ricava dal pesce non meno del 20 per cento delle proprie assunzioni di proteine animali, ed alcuni piccoli paesi insulari dipendono quasi esclusivamente dal pesce”. Il rapporto dà poi notizia dei tentativi attualmente in corso per prevedere la produzione ed il consumo di prodotti ittici. Secondo proiezioni, entro il 2015-2030 la produzione da cattura ristagnerà mentre la produzione mondiale da acquacoltura continuerà a crescere e sarà dominata da specie di acqua dolce e da molluschi. Secondo modelli economici, il consumo mondiale annuo di pesce pro-capite aumenterà dai circa 16 kg odierni a 19-21 kg nel 2030.Ma potranno esservi grandi differenze regionali. Il consumo di pesce, secondo le proiezioni, potrà aumentare di oltre l’84 per cento in Cina, di quasi il 60 per cento nel sud asiatico e di circa il 50 per cento in America latina e nei Caraibi. Commentando i modelli di consumo, il rapporto indica che in molte parti del mondo i cambiamenti riflettono un aumento di consapevolezza sanitaria ed una maggior domanda di prodotti pronti ad essere cucinati o precotti, mentre la crescente presenza dei supermercati nella distribuzione dei prodotti ittici continuerà a promuovere la penetrazione di tali prodotti in aree lontane dal mare. Commercio mondiale Secondo il rapporto della FAO, il commercio mondiale totale di pesce ed altri prodotti ittici ha raggiunto nel 2000 un livello di valore di esportazione di 55,2 miliardi di dollari. La Thailandia ha continuato ad essere il maggiore esportatore, con 4,4 miliardi di dollari. La Cina ha registrato un rapido aumento, raggiungendo 3,6 milioni di dollari nel 2000, ed è ormai il secondo dei grandi esportatori. La Norvegia ha perso il suo secondo posto a causa della diminuzione dei prezzi del salmone e delle fluttuazioni dell’euro, la valuta in corso nella maggiore area commerciale del pesce norvegese. Le importazioni hanno toccato il record di 60 miliardi di dollari nel 2000. I paesi industrializzati hanno importato oltre l’80 per cento del valore totale. Il Giappone, massimo importatore di prodotti ittici, ha nuovamente rappresentato circa il 26 per cento del totale mondiale.

 

 

 

PESCE E PRODOTTI ITTICI

Ismea traccia il profilo del consumatore tipo

 

E’ over 60, consuma pesce fresco per ragioni salutistiche ed è in grado di valutarne personalmente la qualità.

E' il profilo del consumatore tipo di prodotti ittici delineato da Ismea nel volume dal titolo “Il consumatore di prodotti ittici”, che si inserisce nell'ambito delle attività concordate dall’Istituto con il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali.

Individuati cinque gruppi di acquirenti. Il primo, cui appartiene quasi un terzo degli intervistati, sceglie il pesce per ragioni di benessere. Si tratta di individui di circa 65 anni di età il cui consumo, tra l'altro, risulta aumentato nell'ultimo periodo proprio per la maggiore attenzione agli aspetti legati alla salute.

Il secondo gruppo, cui fa riferimento il 22% dell'universo complessivo (circa 45 milioni di italiani che consuma pesce), sceglie i prodotti ittici per “tradizione familiare”: più per abitudine, in sostanza, che per scelta e iniziativa personali. Si tratta soprattutto di giovani di età compresa tra 14 e 24 anni, residenti prevalentemente nel Nord-Est.

Altro gruppo, invece, è formato da chi predilige gli aspetti alimentari e nutrizionali. Soggetti - prevalentemente di sesso femminile tra 35 e 44 anni di età - che incidono per il 19% sul totale e che considerano il pesce “l'alimento per eccellenza”.

Completano il quadro i consumatori “edonistici”, che apprezzano soprattutto il gusto e l’aspetto culinario (19%) e un residuo 12% del totale, costituito in prevalenza da anziani, che consuma pesce per ragioni e vincoli dietetici.

Questi e altri sono gli elementi contenuti nel rapporto Ismea, articolato in quattro capitoli per un totale di circa 200 pagine. Oltre all'analisi dei consumi domestici di pesce, l'indagine affronta i temi del consumo di prodotti ittici fuori casa e della percezione della qualità da parte del consumatore, con particolare riferimento alla sicurezza igienico-sanitaria e alle caratteristiche nutrizionali e dietetiche.

“Il consumatore di prodotti ittici” è distribuito gratuitamente da Ismea rivolgendosi al numero 06/85561251 o all'indirizzo di posta elettronica: t.cordedda@ismea.it

 

 

 

aqua flow

European Network for the Dissemination of Aquaculture RTD Information (Q5CA-2000-30105) and previously FAIR-3837.

EU ref.: FAIR 9241

Aqua-Flow ref.: TL2002-094

 

Parole chiave: Fish, Diets & Nutrition

 


PROGRESSI NELL’ALLEVAMENTO DEL PESCE PERSICO PERCA FLUVIATILIS

3. FABBISOGNI NUTRIZIONALI ED ADOZIONE DI MANGIMI SPECIFICI



La presente è la terza di 4 schede tecniche che descrivono differenti aspetti di un progetto europeo atto a sviluppare l’allevamento del pesce persico. Cinque partners di un progetto di ricerca e sviluppo tecnologico (RTD) e cinque piccole e medie imprese (SMEs) si sono prefissi come obiettivo lo sviluppo di nuove tecnologie d’allevamento e la loro applicazione a livello commerciale.

Una produzione intensiva sostenibile richiede un mangime adatto alla specie da allevare. Differenti studi nutrizionali sono stati condotti relativamente all’influenza del contenuto lipidico sull’assunzione del mangime, sulla crescita e sulla sopravvivenza di persici a partire da un peso iniziale di circa 25 g.

I principali risultati possono essere riassunti come segue:

·  Indipendentemente dal contenuto lipidico (6, 12 e 18%), l’assunzione del mangime è elevata quando i lipidi vengono stabilizzati con un antiossidante (etoxiquina). Il pesce   persico è quindi sensibile al livello di ossidazione dei lipidi.

·  Il contenuto lipidico influenza significativamente la sopravvivenza e la crescita: maggiore è il contenuto lipidico, migliori risultano sopravvivenza e crescita (sono stati testati livelli lipidici di 11,7; 15,0 e 19,3%).

·  L’impiego di BHA o di vitamina E come antiossidanti permette un miglior risultato sulla crescita, oltre a minori accumuli lipidici nei tessuti rispetto all’utilizzo di etoxiquina.

·  Diete ad alto contenuto lipidico sono causa di elevate deposizioni di grassi nei visceri e nel muscolo, ma specialmente nel fegato. La zona periviscerale (attorno all’intestino) risulta comunque il sito dove si accumula la maggior parte dei lipidi.

·  Gli acidi grassi polinsaturi appartenenti alla serie n-3 ed n-6, sono essenziali per la crescita del pesce persico. Gli oli di origine marina (olio di fegato di merluzzo) rappresentano sono una fonte lipidica migliore rispetto agli oli vegetali.

·  Tra gli acidi grassi, il pesce persico presenta livelli elevati di DHA (acido doicosaesaenoico), che costituisce il 35-40% del contenuto lipidico totale della carne.

Queste informazioni sono state utilizzate dalle piccole e medie imprese per determinare in modo migliore la composizione dei mangimi commerciali per l’allevamento intensivo di pesce persico. Questi mangimi vengono comunemente distribuiti in tutta l’Europa.


 

Coordinatore di ricerca:

Pascal Fontaine

Laboratoire de Sciences Animales

Université Henri Poincaré, Nancy 1

34 Rue Ste Catherine, 54000 Nancy - Francia

Tel: +33 3 83 30 28 41; Fax: +33 3 83 32 30 16

E-mail: Pascal.Fontaine@lsa-man.u-nancy

 

Rappresentanti Aqua-Flow:

Ambito Nazionale: Prof. Marco Saroglia,

DBSF, Università dell’Insubria, via J.H. Dunant 3, 21100Varese - Italia.

Tel: +39 0332 421332; fax +39 0332 421500.

E.mail: marco.saroglia@uninsubria.it

Ambito internazionale: Alistair Lane

E-mail: aquaflow@aquaculture.cc

 

 

ETICHETTATURA DEI PRODOTTI ITTICI D’ACQUACOLTURA

Tracciabilità, informazioni ai consumatori e controllo

 

A circa un anno dall’entrata in vigore dell’etichettatura dei prodotti ittici si ritiene utile tornare sull’argomento.

I riferimenti normativi comunitari sono come noto il Regolamento (CE) n. 104/2000 e il Regolamento (CE) n. 2065/2001, recepiti nel nostro paese dal Decreto Ministeriale (MiPAF) del 27/03/2002 le cui modalità applicative sono state illustrate dalla Circolare Applicativa MiPAF 27/05/2002.

La finalità delle norme sopra elencate è di informare il consumatore attraverso una serie di dati, che per i prodotti dell’acquacoltura possono essere così riassunti:

1)   la denominazione commerciale;

2)   il metodo di produzione, ovvero: “allevato”;

3)   il paese di produzione.

Tali informazioni, oltre al nome scientifico del prodotto, devono essere disponibili in ogni fase della commercializzazione mediante l’etichetta o l’imballaggio, oppure sui documenti commerciali di accompagnamento della merce: documento di trasporto (DdT) e/o fattura accompagnatoria.

In sintesi, ai fini della tracciabilità, le informazioni obbligatorie da fornire in ogni stadio della commercializzazione per i prodotti dell’acquacoltura sono: 
-         la denominazione commerciale; 
-         la denominazione scientifica della specie interessata; 
-         il metodo ed il paese di produzione: in dettaglio per i prodotti italiani dovrà essere indicato “allevato in Italia”; 

Si segnala che la circolare applicativa del MiPAF dà la facoltà di aggiungere la dizione “prodotto di acquacoltura” alla dizione obbligatoria “allevato”, pertanto la dicitura consigliata è “allevato in Italia prodotto d’acquacoltura”. Così come pure è data la facoltà di indicare oltre al Paese di produzione una regione di origine più ristretta.

Si precisa che tali informazioni, obbligatorie per i prodotti destinati al consumo, non lo sono per i prodotti destinati alla semina come uova ed avannotti. 
Nella fase di vendita al dettaglio le informazioni obbligatorie da fornire al consumatore tramite opportune etichette o cartelli ben visibili da esporre in prossimità dei prodotti ittici sono: 
-         la denominazione commerciale; 
-         il metodo di produzione; 
-         il paese di produzione. 

In dettaglio per i prodotti italiani dovrà essere indicato “Allevato in Italia” o meglio “Allevato in Italia prodotto d’acquacoltura”.

Denominazioni Commerciali: Le denominazioni commerciali in lingua italiana dei prodotti ittici ai quali si applica il Regolamento sono quelle elencate nell'allegato al Decreto Ministeriale 27 marzo 2002 ed in altri decreti del MiPAF. In tabella riportiamo le denominazioni commerciali e scientifiche delle principali specie ittiche allevate in Italia (viene specificata la presenza nell’elenco allegato al D.M.. sopracitato).

Per i prodotti ittici, sia di provenienza comunitaria che extracomunitaria, commercializzati nel territorio nazionale, la denominazione commerciale in lingua italiana è quella corrispondente al nome scientifico della specie considerata.

Nelle fasi precedenti la vendita al dettaglio (tracciabilità) il prodotto è identificato facendo riferimento al nome scientifico ed al corrispondente nome commerciale attribuito dal Paese esportatore.

E' in facoltà del venditore al dettaglio aggiungere al nome commerciale delle specie esposta per la vendita al consumatore finale la denominazione scientifica.

Miscugli: in caso di vendita di miscugli di specie diverse, le indicazioni obbligatorie devono essere fornite per tutte le specie. In caso di vendita di un miscuglio di prodotti della stessa specie provenienti da zone di cattura o di allevamento diverse, è necessario indicare la provenienza, indicando almeno la zona relativa alla partita più rappresentativa del miscuglio. Se il miscuglio di prodotti della stessa specie è riferibile a metodi di produzione diversi, occorre indicare tale metodo per ogni partita.

Piccole Quantità: fermo restando quanto stabilito da altre normative in materia di commercializzazione, la circolare ministeriale esclude dall’obbligo di etichettatura i piccoli quantitativi venduti direttamente al consumatore finale dalle aziende di acquacoltura e dai pescatori, con l’obbligo però di garantire al consumatore una informazione adeguata (analoga a quella dell’etichettatura). Da specificare che per piccole quantità si devono considerare quantitativi non superiori ai 20 Euro per acquisto, senza possibilità di cumulo, ovvero per ciascun acquirente che si presenta.

Al fine di evitare possibili dubbi interpretativi suggeriamo di riportare le indicazioni stabilite dalla normativa per tutto il prodotto vivo venduto dagli allevamenti. E’ possibile infatti che gli Organi di Controllo possano riscontrare qualche difficoltà interpretativa per alcune situazioni commerciali, ad esempio per il prodotto venduto a intermediari e con destinazione finale poco chiara, o ad esempio per prodotti dell’acquacoltura (trote, trotelle e altre specie) destinate ai laghetti di pesca sportiva. 

Il MiPAF, tramite il Decreto Ministeriale del 27 marzo 2002, ha disposto le misure di controllo e di sorveglianza sull’applicazione della legge, nonché le sanzioni per le sue violazioni; in particolare l’inosservanza delle disposizioni relative alla “denominazione di vendita” risulta compresa fra il minimo di € 516 e il massimo di € 3.098.

La Circolare Ministeriale, le altre leggi relative all’etichettatura e gli elenchi completi delle denominazioni commerciali e scientifiche sono a disposizione dei Soci che volessero prenderne visione presso la nostra segreteria e sul sito web dell’Associazione (www.api-online.it).

 

Andrea Fabris – Davide Pomini

 

PRODOTTI D’Acquacoltura
INDICAZIONI OBBLIGATORIE PER LA PRIMA VENDITA

 

- denominazione commerciale specie              NOME ………………………………………………………………

- denominazione scientifica specie                  NOME SCIENTIFICO ……………………………………………

- metodo di produzione                                     (*)ALLEVATO IN ITALIA PRODOTTO  D’ACQUACOLTURA

 

- nel caso di confezionamento di più specie l'informazione sarà separata per ogni specie e per ogni provenienza.

 

(*) Questa indicazione comprende sia il metodo di produzione sia l’indicazione del Paese d’origine, che è obbligatoria per i prodotti d’allevamento, il produttore può aggiungere la dizione “prodotto d’acquacoltura”

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



NOMI COMMERCIALI E SCIENTIFICI
PRINCIPALI SPECIE ITTICHE ALLEVATE

NOME COMMERCIALE

NOME SCIENTIFICO

FAMIGLIA

Specie compresa

nel D.M. 27/03/2002

Trota Iridea

(Oncorhynchus mykiss)

Salmonidi

 

Trota Fario

(Salmo trutta fario)

Salmonidi

 

Trota Marmorata

(Salmo trutta marmoratus)

Salmonidi

 

Trota Comune

(Salmo (trutta) trutta L.)

Salmonidi

 

Salmone

(Salmo salar)

Salmonidi

 

Salmerino Alpino

(Salvelinus alpinus)

Salmonidi

 

Salmerino di fonte

(Salvelinus fontinalis)

Salmonidi

 

Coregone

(Coregonus lavaretus L.)

Salmonidi

 

Coregone Lavarello

(Coregonus morpha hybrida)

Salmonidi

 

Temolo

(Thymallus thymallus L.)

Timallidi

 

Persico Reale

(Perca fluviatilis)

Percidi

 

Persico Trota

(Micropterus salmoides)

Centrarchidi

 

Carpa Regina

(Cyprinus carpio)

Ciprinidi

 

Carpa Erbivora

(Ctenopharyngodon idella)

Ciprinidi

 

Tinca

(Tinca tinca)

Ciprinidi

 

Anguilla

(Anguilla anguilla)

Anguillidi

 

Luccio

(Esox lucius L.)

Exocidi

 

Persico-Spigola

(Moronide spp.)

Perciformi

D.M. 27/03/2002

Storione

(Acipenser spp.)

Acipenseridi

D.M. 27/03/2002

Storione Comune

(Acipenser sturio)

Acipenseridi

D.M. 27/03/2002

Storione Cobice

(Acipenser naccarii)

Acipenseridi

D.M. 27/03/2002

Storione Ladano

(Huso huso)

Acipenseridi

D.M. 27/03/2002

Pesce Gatto

(Ictalurus melas)

Ictaluridi

 

Pesce Gatto Americano

(Ictalurus punctatus)

Ictaluridi

 

ACQUE SALATE E SALMASTRE

 

Cefalo o Volpina

(Mugil cephalus)

Mugilidi

D.M. 27/03/2002

Cefalo o Bosega

(Chelon labrosus)

Mugilidi

D.M. 27/03/2002

Cefalo o Lotregano

(Liza aurata o Mugil auratus)

Mugilidi

D.M. 27/03/2002

Cefalo o Verzelata

(Liza saliens)

Mugilidi

D.M. 27/03/2002

Orata

(Sparus aurata)

Sparidae

D.M. 27/03/2002

Spigola o Branzino

(Dicentrarchus labrax)

Serranidae

D.M. 27/03/2002

Ombrina

(Umbrina cirrosa)

Sciaenidae

D.M. 27/03/2002

Ombrina boccadoro

(Argyrosomus regius)

Sciaenidae

D.M. 27/03/2002

Sarago o Sargo

(Diplodus vulgaris)

Sparidae

D.M. 27/03/2002

Sarago o Sarago pizzuto

(Diplodus puntazzo)

Sparidae

D.M. 27/03/2002

Dentice o Dentice mediterraneo

(Dentex dentex)

Sparidae

D.M. 27/03/2002

Rombo o Rombo chiodato

(Psetta maxima)

Scophthalmidae

D.M. 27/03/2002

Sogliola

(Solea volgaris)

Soleidae

D.M. 27/03/2002

Pagello o Fragolino

(Pagellus erythrinus)

Sparidae

D.M. 27/03/2002

 

 

 

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