IL COPA/COGECA ANALIZZA IL DOCUMENTO SULLA “STRATEGIA PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE DELL’ACQUACOLTURA EUROPEA”.

Le prime osservazioni del Comitato delle Organizzazioni professionali agricole europee e della Cooperazione agricola circa i contenuti e le linee di indirizzo della recente comunicazione della Commissione UE sullo sviluppo dell’acquacoltura in Europa.

 

Il COPA ed il COGECA, con una nota inviata al Commissario Fischler il 10 gennaio scorso, hanno manifestato pubblicamente la soddisfazione del comparto per la comunicazione della Commissione UE al Consiglio ed al Parlamento Europeo per “Una strategia per uno sviluppo sostenibile dell’acquacoltura europea”, rilevando come questo documento deve essere valutato positivamente in quanto COPA/COGECA avevano già presentato una richiesta in tal senso nel quadro del Libro verde della Commissione sul futuro della PCP.

Secondo l’organismo rappresentativo dei produttori dell’acquacoltura dell’UE, i punti chiave del documento sono in larga misura condivisibili. Lo scenario descritto è attendibile, anche se risulta debole la spinta progettuale per raggiungere gli "obiettivi" e raccogliere le "sfide" come definiti nel documento stesso. Inoltre, il documento considerato come ispirato in gran parte dal settore della pesca e da quello marino non tiene sufficientemente conto della specificità dell'acquacoltura estensiva continentale i cui aspetti positivi superano quello della produzione. Infine, non si fa assolutamente menzione delle risorse che l'UE intende dedicare allo sviluppo dell'acquacoltura che, come noto, costituisce però il 30% del valore totale della produzione comunitaria in materia di pesca.

Per quanto riguarda la sicurezza alimentare, per il COPA/COGECA, essa rappresenta un prerequisito della qualità e pertanto l'impostazione del documento trova riscontro nelle aspettative del comparto. E’ comunque indispensabile prevedere l'applicazione del principio di pariteticità nei controlli e nella legislazione sanitaria e del benessere per i prodotti dell'acquacoltura importati nell'Unione europea da paesi terzi.

Riguardo al benessere dei pesci d'acquacoltura, la nota inviata al Commissario Fischler rileva la necessità che i principi in corso di discussione presso il Consiglio d'Europa non compromettano la redditività e la competitività degli impianti di acquacoltura. In pratica l'UE dovrà adottare norme sul benessere dei pesci d'allevamento che prevedono la sola enunciazione di "criteri di benessere" a carattere generale. In questo senso dovranno essere tassativamente vietate forme di parametrazione per non penalizzare alcune tipologie d'allevamento rispetto ad altre.

Per quanto riguarda la sanità veterinaria, viene rilevata l’opportunità che la Commissione dell'UE promuova una nuova politica della prevenzione attraverso lo sviluppo e un più ampio utilizzo e diffusione delle pratiche di vaccinazione. Dovrebbe essere normato l'utilizzo di medicinali veterinari preventivamente autorizzati dall'UE e già in uso in alcuni paesi membri, affinché non si producano differenze nei costi di produzione e conseguenti turbative di mercato. Si deve inoltre prevedere la possibilità di utilizzare medicinali veterinari anche se non autorizzati per specie ittiche in condizioni di emergenza sanitaria allo scopo di salvaguardare il benessere dei pesci allevati.

Altro aspetto affrontato dal documento del COPA/COGECA è quello concernente il capitolo dell’ecocompatibilità dell'acquacoltura, dove, fermo restando il già modesto impatto ambientale del settore, è indispensabile incentivare la ricerca per individuare metodologie e tecnologie adeguate, che comunque dovranno essere sostenibili anche sotto il profilo dei costi aziendali. In questo senso dovranno essere previste forme di supporto finanziario proporzionali alla riduzione dell'impatto ambientale.

L'introduzione poi di metodi di produzione biologica in acquacoltura viene considerato un obiettivo prestigioso, ma deve essere destinato solamente a ricoprire particolari nicchie di mercato, che possono essere occupate da aziende attualmente marginali, per esempio in zone montane e vallive o comunque svantaggiate, che possono così continuare la loro attività in un mercato altamente competitivo. Risulta infatti, a nostro avviso, difficilmente perseguibile l'obiettivo di un'acquacoltura "biologica" su vasta scala.

La nota del COPA/COGECA si conclude con un breve cenno riguardo le indicazioni contenute nel documento della Commissione CE relativamente all'alimentazione dei pesci d'acquacoltura, dove viene ribadita l’importanza di perseguire, per l’acquacoltura comunitaria, l'obiettivo di un'alimentazione "trasparente". Tuttavia, conclude la nota del COPA/COGECA “la somministrazione di alimenti OGM free non è allo stato attuale possibile poiché non sussistono condizioni di approvvigionamento di materie prime che rispondano a tali requisiti, né è prevedibile che l'attuale situazione mercantile possa subire sostanziali cambiamenti”.

La lettera inviata al Commissario Fischler recepisce buona parte delle osservazioni che l’Api aveva trasmesso nelle scorse settimane alla segreteria del Gruppo Acquacoltura COPA/COGECA, alla cui Vicepresidenza da alcuni mesi è stato chiamato il Presidente Api Pier Antonio Salvador.

 

 

 

NOTIZIE FISCALI

 

NUOVA DISCIPLINA DEGLI INTERESSI DI MORA

 

Il Decreto Legislativo 9 ottobre 2002, n. 231, ha stabilito nuove regole sulla decorrenza e sulla misura degli interessi di mora che si applicano nel caso di assenza di apposite disposizioni contrattuali tra le parti.

La disposizione, in vigore dal 7 novembre 2002, si applica sui contratti stipulati dopo l’8 agosto 2002 e presenta notevoli ripercussioni anche in campo fiscale per quanto attiene alla contabilizzazione dei crediti per interessi di mora.

Tutte le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti di altre imprese o pubbliche amministrazioni sono interessate dalla nuova norma. Solamente i privati sono esclusi.

Per la messa in mora non è necessaria alcuna lettera di costituzione in mora poiché gli interessi decorrono automaticamente a decorrere dal giorno successivo alla scadenza del termine di pagamento previsto nel contratto o, in mancanza, alla scadenza del termine legale fissato dallo stesso articolo in 30 giorni, decorrenti alternativamente:

-           dal ricevimento della fattura o di una richiesta di pagamento di contenuto equivalente;

-           dal ricevimento delle merci o dall’effettuazione della prestazione di servizi; quando non è certa la data di ricevimento della fattura o della richiesta di pagamento, o quando la fattura o la richiesta di pagamento viene ricevuta prima del ricevimento delle merci o dell'effettuazione della prestazione di servizi;

-           dall'accettazione o dalla verifica, previste dalla legge o dal contratto ai fini di accertare la conformità della merce o dei servizi alle previsioni contrattuali, qualora la fattura o la richiesta equivalente venga ricevuta prima di tale data.

Il tasso di interesse Viene pubblicato sulla G.U. ogni semestre solare e si applica per i sei mesi successivi (secondo i parametri attuali ammonta a circa 10,25% in generale, 12,25% per i prodotti alimentari deteriorabili). Per i debiti di subfonitura è prevista inoltre una penale del 5% nelle ipotesi di ritardi eccedenti i 30 giorni.

Il Decreto Legislativo 9 ottobre 2002, n. 231, è reperibile nel sito internet Api, www.api-online.it.

 

 

 

SISTEMA DI MONITORAGGIO

DEI PRODOTTI ITTICI

DI ACQUACOLTURA IN ITALIA

 

MERCATO DEL PESCE - Nel mese di novembre 2002 il mercato conferma sempre più il suo trend negativo, sia nel breve “mese precedente” che rispetto allo stesso periodo del 2001 (-11 %).

Rimane l’Area 4 (Campania, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia) quella con la maggior flessione (-17 %). L’Area 1 (Lombardia, Piemonte, Liguria e Val D'Aosta) e’ l’unica che tiene bene con un + 6 % nel breve.

 

MARE - E’ riconfermata la flessione del mercato (- 15 %). Ritroviamo qui la fotografia del Totale mercato; con l’Area 1 in recupero e le Aree 2 (Veneto, Trentino, Friuli, ed Emilia Romagna), 3 (Toscana, Marche, Umbria e Lazio) e 4 in continua flessione.

Per la tipologia di pesce, rimane ottima la performance del Branzino o Spigola, soprattutto in Area 1 e Area 2. Risulta positivo anche il trend dell’Orata, grazie in particolare al contributo dell’Area 2 (+13%).

Il pesce Azzurro e i molluschi risultano ancora in flessione; in particolar modo in Area 4.

 

FIUME - E’ confermato il trend negativo della Trota, imputabile sempre all’Area 3. Riconfermata anche la performance negativa nei Supermercati e ipermercati.

 

PREZZI - Si evince sempre più l’aumento di prezzo, fiume (+ 4%), mare (+7%) .

Per la tipologia di  pesce  è  da  segnalare  in controtendenza l’orata (-6%), in particolare in Area 1 (-8%).

 

Nota: elaborazione API su dati Nielsen rilasciati il 15 gennaio 2003

 

 

 

SICUREZZA, QUALITÀ E CAMBIAMENTI DI QUALITÀ DEL PESCE ALLEVATO.

SECONDA PARTE

LE BUONE  PRATICHE DI ALLEVAMENTO OVVERO QUALITÀ E CAMBIAMENTI DI QUALITÀ SOTTO CONTROLLO

 

La chiave di volta per ottenere, e mantenere, livelli di freschezza e qualità del prodotto ittico abbastanza elevati da permetterne la valorizzazione e la commercializzazione anche per via telematica è il rispetto di Buone Pratiche Operative negli allevamenti, negli impianti di lavorazione e di vendita, con l’assicurazione di una catena del freddo ininterrotta durante lo stoccaggio dei prodotti ed il loro confezionamento. Linee guida per le buone pratiche operative in acquacoltura sono già disponibili dal 1995 a livello europeo nel Code of Conduct for Responsible Fisheries della FAO, cui è seguito il più specifico Code of Conduct for European Aquaculture della FEAP del 2000. Attualmente anche l’API ha stilato per i suoi associati un Codice di Buona Pratica di Allevamento in Acquacoltura (2002) in italiano, in forma stringata e semplificata, che individua i seguenti concetti chiave: igiene e salubrità dell'allevamento, ecocompatibilità dell'acquacoltura, alimentazione, sicurezza alimentare e rintracciabilità dei prodotti.

Indubbiamente i fattori più importanti che influenzano la sicurezza e la qualità del pesce allevato, sono  la qualità dell’acqua, degli avannotti, dei mangimi, la densità degli animali durante l’accrescimento, il metodo di raccolta, i residui di farmaci veterinari e disinfettanti, l'igiene durante il confezionamento e la selezione delle taglie, la qualità del ghiaccio e la continuità della catena del freddo anche durante il trasporto e la distribuzione e, naturalmente,  la freschezza del prodotto alla vendita.

Perché l'acqua rimanga limpida, esente da inquinanti e ben ossigenata con buon ricambio è essenziale l'assidua vigilanza sulla quantità e qualità (parametri chimici, fisici e microbiologici) della riserva idrica utilizzata, in riferimento alla specie allevata ed all’ambiente in cui è inserito l’impianto, in modo da poter intervenire prontamente in caso di necessità. Tanto per fare un esempio, nel caso di trote in accrescimento il livello di ossigeno disciolto non deve mai andare al di sotto dei 5mg/l, il pH  deve rimanere intorno a 7-7.5,  la temperatura rimanere nell’intervallo 14-18° C, l'NH3 e i nitriti mantenersi inferiori a 0.07 mg/l e 0.1mg/l, rispettivamente, assicurando un ricambio di almeno 5-8 l/sec/t.

La qualità degli avannotti è ugualmente una condizione essenziale per l'allevamento. Gli avannotti, preferibilmente di origine nazionale e meglio se da allevamento semintensivo,  comunque pienamente rintracciabili, dovrebbero essere corredati da certificazione di qualità che ne assicuri la buona capacità di crescita, l'elevata sopravvivenza e limitatissime anomalie opercolari e scheletriche.

Ferma restando la qualità dell'acqua e degli avannotti, uno dei capisaldi di un allevamento è indubbiamente la corretta alimentazione. E' indispensabile che il produttore si garantisca in primo luogo la sicurezza e la qualità degli alimenti destinati  ai propri pesci, chiedendo al mangimificio fornitore di 1) certificare la qualità delle materie prime circa l’effettivo rispetto dell'assenza o dei limiti di norma di farine di carne, contaminazioni incrociate con farmaci veterinari, contaminazioni con diossine dibenzo-p-policlorinate e furani policlorinati (PCDD/Fs), bifenili policlorinati (PCBs), micotossine, patogeni, pesticidi e metalli pesanti, 2) assicurare una equilibrata e completa formulazione dei mangimi secondo le peculiari esigenze delle specie allevate 3) fornire il prodotto in confezioni adatte alla migliore conservazione del materiale nel tempo. Sarà comunque buona norma preventiva per l’allevatore prelevare un campione rappresentativo da conservare per controlli fino all'esaurimento del lotto dei soggetti che lo hanno utilizzato.

Una corretta alimentazione dovrebbe assicurare ai pesci quantità di nutrienti strettamente secondo i fabbisogni, per consentire loro ottime prestazioni, accompagnate da elevata resistenza agli stress e alle malattie oltreché qualità del prodotto finale. La realizzazione di questo non facile obiettivo, permette di evitare lo spreco di mangime ma anche lo spreco metabolico per gli animali. Infatti l’alimentazione in eccesso è seguita da una minore efficienza di utilizzazione dell’alimento somministrato, dall’eccessivo deposito di lipidi e decremento della qualità merceologica del prodotto. Anche la modalità di distribuzione più adatta alle specie di pesci allevate può contribuire non poco ad evitare lo spreco che, come noto, oltre a peggiorare i risultati economici dell’impresa, si risolve nell’aumento di impatto ambientale dell’impresa. Per il miglioramento dell’indice di conversione e della velocità di crescita senza sprechi, l’alimento dovrebbe assicurare agli animali un corretto apporto di proteina digeribile e di energia digeribile (PD/ED). Il maggiore utilizzo di sorgenti energetiche non proteiche che ne è la conseguenza, permette al metabolismo del pesce un risparmio di aminoacidi per migliori usi, quali la sintesi di proteine corporee ed altre molecole utili alla crescita del pesce invece di destinarli a degradazione per ottenere energia. Dato che i giovani di tutte le specie hanno esigenze proteiche più elevate di proteina digeribile, tale rapporto dovrà naturalmente essere programmato in modo da soddisfare le esigenze degli animali a seconda della loro età. Per fare qualche esempio indicativo rapporti ottimali sono stati stimati per 1) trota iridea: 24,5 mg/kj PD/ED per pesci di 94g di peso e 18,2 mg/kj PD/ED per pesci di 175 g di peso; 2) pesce gatto americano: 22,42, 20,55 e 19,12 mg/kj PD/ED rispettivamente per pesci di 34, 266 e 600 g di peso vivo.  La farina e l’olio di pesce,  componenti essenziali dei mangimi usati in acquacoltura per i pesci carnivori, proprio perché derivati dal corpo intero o da componenti corporee di pesci, anche se di specie meno pregiate, sono generalmente l’alimento più adatto, perché caratterizzati da un buon rapporto PD/ED e da quantità adeguate delle componenti lipidiche peculiari dei pesci necessarie per le membrane cellulari dei loro tessuti. Purtroppo si tratta di una risorsa limitata e, tenendo conto delle prospettive di futuro sviluppo dell’acquacoltura, è indispensabile cercare, e in tempi brevi, fonti alternative di proteine e di oli di origine vegetale. Molti pesci di acqua dolce sono naturalmente attrezzati a convertire in certa misura il C18:3 n-3 di origine vegetale fino a C20:5 n-3 e C22:6 n-3, acidi grassi naturalmente presenti in quantità elevate solo nei lipidi dei pesci e degli altri organismi acquatici. Perciò è essenziale che si trovino nella loro dieta il C18:2 n-6 (acido linoleico) ed il C18:3 n-3 (acido linolenico). I pesci marini, per lo più carnivori, non hanno invece questa capacità, per cui hanno assoluta esigenza che gli acidi grassi C20:5 n-3 e C22:6 n-3 siano già presenti come tali nella dieta, in quantità in grado di soddisfare le loro esigenze essenziali. Da sottolineare dunque l’importanza di sfruttare strategicamente la capacità del pesce d’acqua dolce a convertire il C18:3 n-3, di cui sono ricche molte essenze vegetali, in C 20:5 n-3 (EPA) e quindi, in seguito ad ulteriore allungamento e desaturazione, in C22:6 n-3 (DHA):  salmone, trota e anguilla potrebbero dunque possedere la chiave per la soluzione del futuro problema di rifornimento di  EPA e DHA!  I lipidi sono una fonte energetica molto efficace per i pesci carnivori, di qui il largo uso delle diete estruse ad alta densità energetica. Tuttavia, elevati tenori di lipidi nella dieta portano, tranne rare eccezioni (vedi ombrina bocca d'oro che rimane sempre molto magra) a maggiore quantità di grasso nel pacchetto viscerale. Nel caso in cui si arrivi ad un consistente accumulo di lipidi anche a livello muscolare, ci si può attendere un cambiamento delle caratteristiche organolettiche del filetto. Il problema più frequente dell’uso di ingredienti proteici vegetali è che essi possono essere poco digeribili, per la presenza di fattori antinutrizionali, e/o presentare composizione in amino acidi poco equilibrata rispetto alle esigenze dei pesci, da cui deriva una minore efficienza nella conversione della proteina della dieta. Alcuni derivati proteici vegetali (farina di estrazione di soia, glutinata di frumento in particolare), magari in seguito ad adatti  trattamenti, si sono dimostrati in grado di sostituire quote significative della farina di pesce (30-50%), con lievi modificazioni nella qualità della carne. Un importante attributo della qualità sensoriale della carne dei salmonidi, ovvero il particolare colore delle carni del salmone, viene ottenuto in allevamento mediante l'aggiunta alla dieta di carotenoidi, anche in quantità consistente, per ottenere l’intensità di colore desiderata. Tale aggiunta  tuttavia non assicura l'ottenimento di livelli di pigmento superiori al minimo accettato dal mercato (ad es: astaxantina nelle carni della trota: 20-22 mg/kg). Limiti che si possono avere nel processo di digestione, assorbimento, trasporto ematico e/o deposizione dell’astaxantina si traducono poi nell'efficienza di utilizzazione non elevata, raramente  superiore al 10-17% per la pigmentazione del muscolo nella trota. Fra l'altro basse dosi di astaxantina per un lungo periodo si riflettono in una migliore efficienza di ritenzione rispetto a dosi maggiori somministrate per periodi più brevi. Per la trota le dosi di astaxantina più efficientemente depositate nelle carni sembrano essere da 50 a 70 mg/kg. Da notare inoltre che la forma libera di astaxantina è risultata più efficiente nella deposizione rispetto alla  canthaxantina, certo per differenze nella digeribilità e nella cinetica dei due carotenoidi che, a parità di dose, si riflettono generalmente in una ritenzione decisamente maggiore del pigmento astaxantina (2,4 volte).

Un altro dei capisaldi del moderno allevamento dovrebbe essere quello di evitare tutti gli stress di allevamento non strettamente necessari per ottenere le migliori performance e la migliore qualità del prodotto finito. Ricercare e favorire uno stato di benessere del pesce è nell’interesse dell’allevatore! In primo luogo la densità del pesce ed il ricambio di acqua vanno dimensionate in relazione alla qualità dell'acqua e dell’ambiente in cui è inserito l’impianto, per ottimizzare la gestione delle risorse idriche ed assicurare il benessere della specie allevata, evitando l'eccessiva competizione per cibo e territorialità ed i conseguenti comportamenti aggressivi. Livelli intermedi di densità tendono ad aumentare l’efficienza di crescita e a diminuire l’incidenza delle malattie. A seconda della  situazione quanto alla quantità e qualità della risorsa idrica si potrebbero suggerire per le trote densità nell'intervallo di 15-25 kg/m3 o, nei casi migliori, di 15-40 kg/ m3. Analogamente per le spigole si potrebbe indicare gli intervalli 15-25 kg/ m3  o, nei casi migliori, 15-30 kg/ m3 .

Anche la cattura del pesce comporta l’instaurarsi di uno stato di stress che, a seconda dell'intensità e della durata, può arrivare a condizionare la qualità organolettica, merceologica e sanitaria del prodotto finale, facendo perdere in parte la qualità potenziale ottenibile grazie all'impegno profuso per molti mesi dall'allevatore durante l’allevamento. Del resto questa stretta relazione fra lo stress prima e durante la macellazione e la qualità delle carni è stato ormai da tempo riconosciuto nel caso degli animali terricoli. Condizioni di stress prima della morte causano infatti l’instaurarsi di alterazioni endocrine che avviano processi di richiamo e di forte consumo delle riserve glucidiche. Tale condizione comporta anche modifiche dei normali processi post mortem e maggiore suscettibilità all’attacco microbico, fenomeni entrambi che influenzano negativamente la qualità e la conservabilità del pesce. Alla morte del pesce si inizia tutta una serie di processi biochimici che sono alla base dello sviluppo del conosciutissimo rigor mortis, così importante per la commercializzazione del pesce (pesce incriccato), anche perché, instaurandosi dopo poche ore dalla morte e di breve durata, è un sicuro indice di freschezza. La carenza o mancanza di energia, dovuta all'eccessivo suo consumo prima della morte, può accorciare drasticamente il tempo necessario all'instaurarsi del rigor mortis, che del resto è proprio la manifestazione macroscopica della fine di disponibilità di energia nelle cellule. La velocità dei processi biochimici legati allo sviluppo del rigor sono anche alla base delle manifestazioni della perdita di freschezza, della durata della commerciabilità e della velocità ed intensità delle modificazioni delle caratteristiche organolettiche, nutrizionali e dietetiche del pesce fino al deterioramento. Ai pesci destinati alla raccolta dovrebbero dunque essere risparmiati tutti gli stress non strettamente necessari nel periodo antecedente e al momento della raccolta e dovrebbero essere immediatamente storditi e uccisi prima possibile evitando che riprendano coscienza. Da sottolineare che questo aspetto etico di "benessere del pesce" assume dunque un importante ruolo a livello commerciale. Una maggiore velocità nella comparsa del rigor e, anche se in minor misura, della sua durata e del suo rilascio si rifletterà anche in una più spedita involuzione della freschezza e della qualità del pesce. Lo stress può essere intenso ma unico e di breve durata (acuto) oppure essere ripetuto nel tempo (cronico). Lo stress acuto è generalmente meno dannoso dello stress cronico. Quest'ultimo infatti porta allo svuotamento delle riserve energetiche al momento della morte, cui consegue il rapidissimo instaurasi di un rigor che può non raggiungere, o non mantenere, il 100% di rigidità.

L'asfissia, normale metodo usato per il pesce di cattura, viene considerato un trattamento molto stressante ed inumano per il pesce perché procura una lunga agonia. Per questo motivo viene censurato a livello europeo soprattutto nel caso della raccolta del pesce negli impianti di acquacoltura, dove gli operatori possono scegliere di applicare modalità di uccisione meno avverse agli animali. Alla stessa stregua, l'uccisione in acqua e ghiaccio, normalmente utilizzata per le specie marine in Italia,  viene vista a livello europeo come un metodo da evitare poiché la bassa temperatura dell'acqua rallenta tutti i processi biochimici e diminuisce l'esigenza di ossigeno allungando ulteriormente l'agonia. In realtà, mentre è state provato sperimentalmente che l'asfissia è effettivamente molto stressante per il pesce, le prove attuate valutando tutti i principali indicatori di stress su spigole controllate sperimentalmente, hanno dimostrato che la morte con stordimento in acqua e ghiaccio è risultata significativamente meno stressante sia dell'asfissia che dell'elettronarcosi. Prevedendo qualche accortezza aggiuntiva tesa ad accorciare i tempi della morte, lo stordimento in acqua e ghiaccio si presenta dunque come una modalità pratica e utile al mantenimento della qualità in specie marine di piccola taglia. Anche se ancora la soluzione ottimale del problema non è stata ancora raggiunta - per ora l'elettronarcosi (specialmente pesci di acqua dolce), la narcosi con CO2 ed il "live chilling" sono i metodi più utilizzati - si spera che in futuro potranno essere individuate le modalità di uccisione più adatte per le diverse specie allevate che ne garantiscano il minor stress alla morte e le migliori caratteristiche qualitative nel prodotto finale.

 

Prof. Bianca Maria Poli

Docente Dipartimento Scienze Zootecniche – Università degli Studi di Firenze

 

 

 

aqua flow

European Network for the Dissemination of Aquaculture RTD Information (Q5CA-2000-30105) and previously FAIR-3837.

Ref.: None (FI)

Aqua-Flow ref.: TL2001- 024

 

Parole chiave: Pesci, Acquacoltura e Ambiente, Tecnologia

 

UNA TECNOLOGIA CON “GABBIE A SACCO” PER RIDURRE L’IMPATTO AMBIENTALE DEGLI ALLEVAMENTI ITTICI GALLEGGIANTI.

 

L’allevamento di trota iridea ricopre il 99% del prodotto totale dell’acquacoltura in Finlandia. Esistono circa 300 allevamenti di questa specie, principalmente operanti con gabbie galleggianti. I prodotti fecali ed il mangime non utilizzato, ricchi in fosforo ed azoto, possono promuovere  fenomeni di eutrofizzazione nelle acque poco profonde dell’arcipelago Finnico. Le Autorità competenti per l’ambiente operano un monitoraggio regolare sugli allevamenti ittici e sul carico dei nutrienti.

L’Istituto di Ingegneria Ambientale e Biotecnologie dell’Università Politecnica di Tampere ha sviluppato un sistema di trattamento degli scarichi concentrati che vengono raccolti con un sistema ad aria (dissolved air flotation, DAF) e quindi fatti precipitare in una unità di trattamento. I flussi idrici naturali nelle strutture di allevamento a sacco parzialmente chiuso sono limitati (contrariamente alle gabbie di rete) e l’acqua è ricircolata all’interno mediante pompe. Il sistema DAF è stato prima sperimentato con due tipologie di materiale solido residuo dall’acquacoltura: solidi sedimentati in un sistema a tramoggia di un bacino di allevamento e solidi separati da un sistema a centrifugazione, quindi in scala pilota, con l’allevamento della trota. Una unità di trattamento DAF è in grado di gestire il materiale solido prodotto in numerose “gabbie a sacco”.

Il peso medio del pesce in allevamento all’inizio della sperimentazione era di 239 g ed ha raggiunto 1 kg alla fine delle prove, mentre la densità di biomassa del pesce stabulato è variata da 11 a 37 kg/m3. L’indice di conversione è stato verificato nell’intorno di 1,1. L’incremento della densità non ha influito sulla produzione, sebbene l’impiego di ossigeno sia raccomandabile alle densità più elevate. La tecnologia ha permesso l’abbattimento del 93% del fosforo ed il 77% dell’azoto. La concentrazione negli effluenti è stata di 0,05 mg/l di P e dai calcoli, il carico relativo in fosforo è risultato di circa 3,8 g per kg di trota prodotto. I costi di produzione sono risultati nell’ordine di 0,08 Euro/kg più elevati rispetto ad un normale allevamento in gabbie flottanti, principalmente per il consumo in energia elettrica e per i prodotti utilizzati per la precipitazione dei solidi organici.

Lo studio ha mostrato che le trote crescono bene nelle “gabbie a sacco”. Questa tecnologia permette nel complesso un abbattimento del 50% del fosforo, rispetto ai sistemi tradizionali di allevamento in gabbie galleggianti. Non si conoscono al momento i reali costi di investimento, in quanto il sistema è stato applicato soltanto in scala pilota. I ricercatori sperano che il consumatore sia effettivamente disposto a pagare qualche cosa di più per il pesce prodotto con tecnologia rispettosa dell’ambiente.

 


Coordinatore di ricerca:

Petri Jokela

Institute of Environmental Engineering and Biotechnology

Tampere University of Technology

Korkeakoulunkatu 4

33720 Tampere -  Finland

Tel: 358-3-2442252

E-mail: petri.jokela@tut.fi

 

Rappresentanti Aquaflow:

Ambito nazionale: Prof. Marco Saroglia

Università dell’Insubria, DBSF, Via J.H. Dunant, 3 – 21100 Varese, Italia

Tel: +39 0332 421332; fax +39 0332 421500

E-mail: marco.saroglia@uninsubria.it

Ambito internazionale: Alistair Lane

E-mail: aquaflow@aquaculture.cc


 

 

 

RUBRICA VETERINARIA

 
ALCUNE NOTE SULLA DIRETTIVA
2003/7/CE del 24 gennaio 2003
Modifica delle condizioni di autorizzazione della cantaxantina nei mangimi per salmonidi.

 

Il 25 gennaio 2003 è stata pubblicata la Direttiva 2003/7/CE che modifica le concentrazioni di utilizzo della cantaxantina nei mangimi per animali. Le disposizioni di tale direttiva vanno applicate a partire dal 1° dicembre 2003.

In particolare per gli alimenti completi per salmoni e trote la concentrazione massima di cantaxantina stabilita dalla nuova norma è di 25 mg/kg di alimento completo. La somministrazione è autorizzata soltanto a partire dai 6 mesi d’età; la miscela di cantaxantina e astaxantina è ammessa a condizione che non superi la concentrazione totale di 100mg/kg nell’alimento per animali completo. Rimane fissato il tenore massimo per l’astaxantina di 100 mg/kg di alimento completo (Comunicazione 2002/C329/CE del 31.12.2002 – Regolamento Cee 2316/98).

o         Tale norma si deve configurare come una misura precauzionale in quanto è stata introdotta sulla base di studi da parte dello SCAN (Comitato scientifico per la nutrizione animale) al fine di tutelare la sicurezza di tutti i consumatori.

o         E’ bene ricordare che la valutazione della sicurezza degli additivi alimentari- che viene espressa come Dose Giornaliera Accettabile (DGA) si basa sui valori teorici di consumo quotidiano (nel nostro caso per la cantaxantina: 300 g di muscolo di pesce + 100 g di uova). “Tali valori teorici rappresentano una sopravvalutazione dei dati reali, per consentire l’estensione delle risultanze a tutti i segmenti vulnerabili della popolazione, anche a quelli caratterizzati dalle abitudini dietetiche più marginali.” (dal documento SCAN)

o         L’unico caso di tossicità oculare reversibile cui si fa riferimento è riferibile all’assunzione da parte di due persone di capsule contenenti cantaxantina che apportavano un quantitativo 30-40 volte superiore di cantaxantina da quello riscontrabile in 1000 gr. di muscolo di pesce alimentato ai dosaggi autorizzati.

o         La cantaxantina appartiene chimicamente alla famiglia dei carotenoidi I carotenoidi sono composti presenti in natura che presentano un azione pigmentante ma anche importanti attività antiossidanti sono cioè in grado di proteggere le cellule dai processi degenerativi causati dagli agenti ossidanti (ad es. radicali liberi). La cantaxantina in natura è stata isolata dal Salmone del Pacifico e in varie specie di pesci: carpa, pagello, cefalo d’oro e in alcuni crostacei.

o         La rettifica da parte della Direttiva 2003/7/CE del tenore massimo ammissibile di cantaxantina negli alimenti completi per salmonidi per motivi cautelativi viene effettuata anche in virtù del fatto che è comunque disponibile un carotenoide pigmentate specifico, l’astaxantina.

o         L’astaxantina è il pigmento maggiormente utilizzato e costituisce in natura il 95% del pigmento nella carne del salmone selvatico. E’ stato scientificamente provato che svolge un ruolo chiave nella riproduzione nella crescita e nella sopravvivenza degli avannotti; ciò è dovuto all’azione antiossidante di precursore per la sintesi di vitamina A.

Dott. Andrea Fabris

 

 

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