AGRISOLE

11-17 marzo 2005

 

Nel 2004 gli acquisti di prodotti ittici d’allevamento segnano un progresso del 3%.

Acquacoltura, bene i consumi.

I piccoli negozi preferiti alla Gdo – Api: la flessione dei prezzi penalizza il settore.

 

VERONA. I consumi di pesce in Italia tengono le posizioni. Un risultato che gli allevatori italiani valutano positivamente soprattutto alla luce delle difficoltà registrate dal più generale trend dei consumi. “Gli acquisti di pesce fresco di allevamento, spiega il direttore dell’API, Antonio Trincanato, sono cresciuti lo scorso anno del 3% sul 2003 inserendosi quindi nella dinamica di un generale, anche se modesto, incremento del consumo medio alimentare della famiglia italiana, caratterizzato anche da un leggero incremento nella frequenza di acquisto”.

 

Gli acquisti di prodotti ittici inoltre, sempre secondo l’API, l’anno scorso avrebbero avuto, però, una caratterizzazione precisa: un rallentamento delle grandi superfici della Gdo e un recupero, particolarmente accentuato negli ultimi mesi della pescheria tradizionale. “La Gdo - spiega Trincanato - è ormai “plafonata” e quindi non ci aspettiamo da questo segmento i maggiori margini di crescita. E’ invece interessante l’andamento positivo che riscontriamo per i consumi fuori casa. Le previsioni, per questo comparto, mostrano per il prossimo biennio, fino a tutto il 2007, crescite a due cifre. Questo canale è particolarmente dinamico nei suoi aspetti innovativi e nella sua continua capacità di inventare e proporre nuove soluzioni ai consumatori”.

Non mancano però ombre che i produttori segnalano ormai da anni. Quelle riguardanti i listini in calo. “Quella dei prezzi - dice Trincanato – è una variabile oggetto di molteplici osservazioni. Infatti, da diverso tempo siamo in un contesto deflazionistico, cioè con i prezzi in flessione con conseguente difficoltà per il mantenimento dei fatturati e dei già modesti margini”. Un discorso che non viene pienamente compreso dal consumatore. I prezzi, infatti, vengono giudicati in aumento anche in prospettiva futura.

 

E il futuro? Secondo API siamo davanti in Italia a consumi alimentari in fase di maturità. Ne deriva che, per il futuro – anche in considerazione delle incertezze sociali e del “dirottamento” delle spese delle famiglie verso la telefonia e le tecnologie avanzate – si continuerà nella cautela e nell’attenzione sugli acquisti alimentari, pesce compreso. “Ci aspetta un periodo di grandi cambiamenti nelle abitudini alimentari e negli stili di vita – aggiunge Trincanato – che solo un marketing attento e “acuto” riuscirà a comprendere e a sfruttare. Uno sforzo va fatto per promuovere presso il consumatore una conoscenza più approfondita dei significati della certificazione e della tracciabilità. Ma anche delle caratteristiche delle nuove produzioni come l’ombrina, il sarago o il salmerino.

Un futuro non buio, quindi, per l?API (malgrado la concorrenza estera, soprattutto greca) che ha anche espresso piena soddisfazione per lo schema del decreto legislativo in materia di pesca e acquicoltura, in particolare per l’estensione dei contratti di filiera al mondo della pesca e perché si equipara, per la copertura assicurativa, l’imprenditore dell’acquacoltura a quello ittico.

“Perché – conclude il direttore dell’API – contiene importanti innovazioni per il comparto, più volte sollecitate e recepite, con grande attenzione e disponibilità, dal Sottosegretario Paolo Scarpa Bonazza Buora.

Franco Ruffo